
Organismo vivo: la Chiesa
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Il nostro valore assoluto
4 Giugno 2025Quest’anno la trentasettesima Via Crucis cittadina a Venafro, tenutasi il 13 aprile e organizzata come sempre dal gruppo scout AGESCI Venafro 4, ha avuto, come gli anni precedenti, il compito di lanciare un messaggio e un invito a riflettere e ad agire. Guardandosi intorno e analizzando il periodo storico che stiamo vivendo, i ragazzi del gruppo scout, accompagnati da me, don Salvatore Rinaldi, loro assistente ecclesiastico, hanno pensato di schierarsi, con questa Via Crucis incentrata sulla figura della Veronica, dalla parte della donna di oggi. Potrebbe sembrare strano associare la Veronica alla donna contemporanea, perché ad un certo punto della storia, la tradizione popolare ha contribuito a sovrapporre questo personaggio con Maria Maddalena, la quale a sua volta è stata considerata come la meretrice, una peccatrice in cui difficilmente una donna vorrebbe rispecchiarsi. Ma probabilmente è proprio questo il punto su cui questi ragazzi hanno voluto focalizzarsi: ci siamo mai chiesti il perché di questa cosa?
Veronica, nella Via Crucis, è uno di quei personaggi che passa molto più in secondo piano di altri, ma la cosa non dovrebbe stupirci. Ella è una donna sola che sfida l’anonimato andando incontro a Gesù sulla strada verso il Calvario, in un mondo (quello in cui Veronica e Gesù sono vissuti) che probabilmente una donna sola che fa qualcosa senza chiedere il permesso alla società, non l’aveva mai vista. Questa donna ha avuto il coraggio di sfidare la convenzione culturale che la voleva ferma, zitta, obbediente, accondiscendente, disponibile, educata, rispettosa della tradizione, per andare incontro a un uomo che aveva dedicato la sua vita a sconvolgere quella tradizione, anche se involontariamente.
È per questo che lei è diventata la donna senza volto, la meretrice: una donna così non poteva piacere a una società maschilista, misogina e sessista, divisa su classi e ruoli di genere.
Ma non vi ricorda qualcosa?
Veronica rappresenta tutte le donne che soffrono, le donne senza nome e senza volto, quelle dimenticate dalla storia. Rappresenta tutte le donne uccise e abbandonate dal nostro mondo maschilista, misogino e sessista. Un mondo che vorrebbe le donne zitte, obbedienti, accondiscendenti, disponibili, educate e rispettose della tradizione, perché basta poco per oltrepassare il limite ed essere additata come la meretrice di turno. Veronica rappresenta proprio la donna che sfida la politica dell’oppressione e della forza bruta con il coraggio di dimostrare gentilezza con la sua carezza: sfiora, con una carezza, il volto dell’innocente, ma ciò che rimane su quella stoffa è il risultato dell’oppressione, è un volto pieno di sangue. In quel volto, infatti, l’umanità ha sempre visto il viso dei sofferenti e degli sconfitti e Veronica è ancora la donna che deve asciugare le lacrime dell’umanità.
Il messaggio che il gruppo scout Venafro 4 ha voluto lasciarci è proprio questo, ovvero capire che è nostro compito dare giustizia e uguaglianza, affinché possiamo tutti comprendere che essere Veronica significa avere la consapevolezza che non c’è nulla di sbagliato nel voler semplicemente vivere una vita che è stata donata a tutti, uomini o donne. Significa avere il coraggio di essere anche quella donna senza volto, dimenticata, ma che comunque non si è lasciata fermare dalle guardie romane, dalla brutalità e ha continuato per la sua strada perché credeva in quello che faceva. Essere Veronica significa avere il coraggio di rispondere con una carezza, con la gentilezza, in un contesto storico in cui si pensa che debba vincere la violenza.
E se, per essere Veronica, dobbiamo anche essere additati come “meretrice” (quindi non solo donna, ma anche “donna peccatore”), i ragazzi scout di Venafro ci danno la spinta che ci serve per farlo, indipendentemente dal fatto che possiamo essere uomini o donne.
Perché significa saper sfiorare, con una carezza, chiunque noi possiamo trovare che abbia il volto dell’innocente, oppresso dalla politica della prevaricazione del più forte sul più debole; chiunque, quindi, venga maltrattato, sfruttato e dimenticato.
Vuol dire saper essere trasparenti ma essenziali. Come la donna dimenticata dalla storia.
Trentasettesima Via Crucis Cittadina a Venafro










