
Testimoniare il Vangelo
31 Agosto 2026
La fede nel Regno
31 Agosto 2026Art. don Salvatore Rinaldi
Pubblicato su Primo Piano Molise 24 Agosto 2026
Gesù è un Maestro singolare: insegna come uno che ha autorità, ma soprattutto invita a seguirlo, a imparare non tanto dalle sue parole, quanto dalla sua vita. Quelli che ha voluto più vicini a sé, Gesù li ha invitati a stare con lui, perché potessero godere della sua amicizia e imparare dal vivere con lui che cosa significa non avere dove posare il capo o non avere nemmeno il tempo di mangiare, affrontare i contrasti e le opposizioni; e perché vedessero con i propri occhi il modo con cui Gesù faceva dono della sua vita al Padre e con il Padre perché all’umanità si aprisse un nuovo orizzonte.
Il discepolo è chiamato a vivere come il suo Maestro e a camminare dietro a lui, mettendo i suoi piedi dentro e dietro i suoi passi. Si può seguire così solo chi si ama. La fede cristiana è amore personale per Gesù, che si esprime nel desiderio di essere con lui e come lui.
La vita di Gesù deve diventare a poco a poco l’impronta della sua, giorno dopo giorno, in un crescendo che giunge fino alla croce. E lì, sul Calvario, non ci sono compromessi possibili: la vita o la si dona o la si trattiene per sé.
Ecco il segreto del vivere secondo Gesù: «Chi avrà perduto la propria vita, la salverà». Gesù non vuole certo esprimere disprezzo per la vita, ma amore ad essa nella sua dimensione più autentica. Che significa vivere? Spremere dalla vita il massimo di ricchezza, successo, soddisfazioni? E che cosa ci resterà quando questi beni materiali saranno passati? Sembra di sentire il Vangelo di Luca: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita!» (12,20). Salvare la propria vita è scegliere di vivere per ciò che conta. È liberarsi dal desiderio di possedere la propria vita, per essere persone libere da se stesse e per questo capaci di prendersi a cuore gli altri, la salvezza del mondo, la causa del Regno.
Non è facile comprendere questo! Occorre allora fidarsi del Signore e della sua parola: occorre seguire!
Seguo, e metto i miei piedi nei passi del Signore: questo mi dà sicurezza.
Seguo, e sperimento la gioia di vivere con lui, perché ho imparato a volergli bene, stare con lui.
Seguo, e a forza di mettere i miei passi dietro ai suoi, imparo da lui qual è il valore dell’esistenza e il segreto di essa. Seguo, e a poco a poco la mia vita prende la fisionomia della sua, fino al giorno in cui il mio volto avrà assunto i tratti del suo; il mio pensiero si confonderà con il suo; la mia scala di valori sarà la sua. Seguo, e sto dietro al Maestro, anche quando mi verrebbe voglia di fare come Pietro e di spiegargli che sta sbagliando, perché la croce è fallimento, è dolore, è fine. E io invece cerco il successo, la gioia, la pienezza, un nuovo inizio. Solo nel coraggio della fedeltà potrò scoprire il segreto della vita secondo Gesù: chi perde la vita, la trova; chi ha lasciato campi, moglie, figli... riceve già qui, moltiplicato per cento, ciò che ha lasciato (cf. Mc 10,28-30). Qualcuno vede solo ciò che sacrifica, qualche altro ciò che trova.
Mettere lui al primo posto, nella logica del dono che lui ha fatto di sé sulla croce, significa ricollocare ogni cosa al posto giusto secondo l’ordine del Vangelo e del discepolato. Essere degni di Gesù, è mettere ordine negli affetti e disporsi a fare della propria vita un dono, proprio come ha fatto Gesù. Fare dono di sé non è il gesto eroico che può capitare oppure no, ma è il quotidiano e concreto impegno di attenzione all’altro: un’attenzione semplice, delicata, fatta di piccole cose, come il dare un bicchiere d’acqua.
L’atteggiamento che prende forma in noi a poco a poco è quello del piccolo, che si lascia condurre, che non presume di sé, e che impara a non avere meriti da accampare, nemmeno quelli di una vita buona.










