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13 Febbraio 2024don Salvatore Rinaldi
Pubblicato su Primo Piano Molise 27 Marzo 2023
Il 26 marzo 2023 si è tenuta la XXXV edizione della via crucis vivente cittadina organizzata dal gruppo Agesci Venafro 4. Cronaca di un capo scout. «È sulla croce che ti vogliono vedere, privato delle tue vesti, inchiodato al legno del supplizio, fermato una volta per tutte, negli spasimi terribili dell’agonia. Eppure tu non ti lasci vincere da tanta cattiveria, da tanta crudeltà. Tu continui, nonostante tutto, ad amare. Non possono illudersi di strapparti la vita perché sei tu ad offrirla dando testimonianza a quella verità che è sostenuta dall’amore».
Con queste parole cariche di speranza, che nell’Uomo di Nazareth si è fatta certezza, don Salvatore Rinaldi, da sempre Assistente Ecclesiastico del gruppo scout venafrano ha concluso la via crucis di quest’anno, che ogni volta si fa portatrice di un messaggio sempre nuovo, diverso e attuale. La pace è il tema scelto per questo anno dai capi e dai ragazzi più grandi della branca R/S (rover e scolte, 16-21 anni), la più coinvolta in prima linea indossando fisicamente le vesti dei personaggi che hanno percorso insieme a Gesù l’ultimo tratto di strada della sua vita terrena. L’aspetto esteriore infatti è quello nell’immediato più visibile. Vedere sfilare in testa alla processione devota che segue il pio esercizio dei giovani calati nei panni di Gesù, Maria, la veronica, il cireneo, le pie donne, Giovanni, Pilato, Barabba, le guardie romane,… riporta immediatamente la mente dei partecipanti, accorsi numerosissimi, a quei tratti di storia di Gesù che poi sono tratti di storia dell’intera umanità.
Quella via dolorosa della croce, caratterizzata da quei personaggi, quegli incontri, quegli episodi, riproposti e meditati nelle stazioni, parla all’uomo di ogni tempo, all’uomo di oggi, essendo Gesù nostro contemporaneo.
E per questo ogni anno quel “messaggio buono” è antico e sempre nuovo. E per questo ogni anno quel “messaggio buono” è antico e sempre nuovo. «Il cammino della pace rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e dalla famiglia umana. Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti. Peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione. Eppure c’è un’ “architettura” della pace, dove devono intervenire le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigiano” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona.
E per questo ogni anno quel “messaggio buono” è antico e sempre nuovo. «Il cammino della pace rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e dalla famiglia umana. Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti. Peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione. Eppure c’è un’ “architettura” della pace, dove devono intervenire le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigiano” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati». Queste le parole che hanno dato il via al sacro corteo. Il silenzio ha rapito le persone convenute in gran quantità che si sono sentite da subito molto coinvolte, complici oltre che scenografie e coreografie anche i testi scelti per le meditazioni, le luci, le musiche e l’inconfondibile voce di don Salvatore. La partecipazione e il coinvolgimento iniziale non si sono affievoliti nella partecipazione alla riflessione proposta per la seconda stazione: «Dialogare significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Vuol dire dissodare il terreno duro per coltivarvi i semi di una pace duratura e condivisa e non caricare su altri un peso da condividere. Per primi i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani. Ci sono vie per la costruzione di una pace duratura:
1. Il dialogo tra le generazioni per la realizzazione di progetti condivisi;
2. L’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo;
3. Il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana.
Tre elementi imprescindibili per “dare vita ad un patto sociale” senza il quale ogni progetto di pace si rivela inconsistente». Continuando a percorrere ancora qualche metro di strada e andando avanti nel percorso sia fisico che di preghiera, a tenere ancora desta l’attenzione del corteo è stata la stazione del Cireneo: «Tutti siamo invitati a promuovere la dignità umana, contro la tratta di persone e ogni forma di sfruttamento. Tutti siamo invitati a impegnarci a cercare strade per trasformare le nostre società e prevenire questa piaga vergognosa che è la tratta di persone. Viviamo nell’oggi ad occhi aperti per ri-conoscere i processi che inducono milioni di persone, soprattutto giovani, ad essere trafficati per essere sfruttati con brutalità. Camminare dandoci insieme la mano per sostenerci a vicenda e costruire una cultura capace di tutelare i diritti e la dignità di ogni persona. Camminare insieme a chi è distrutto dalla violenza dello sfruttamento sessuale e lavorativo; camminare insieme ai migranti, agli sfollati, a chi è in ricerca di un luogo dove vivere in pace e in famiglia. Insieme a voi giovani, per riaffermare con coraggio il valore della dignità umana». Infine le ultime stazioni, le più attese e sentite, nelle quali i ragazzi del Clan/Fuoco del Venafro 4, fieri del messaggio a cui di anno in anno prestano i loro corpi, hanno rivissuto gli ultimi istanti della vita di Gesù, mentre una voce fuori campo recitava: «Hai sete… sete di nuova umanità! Questa sete ti ha portato ad abbassarti nel prendere la nostra fragilità! È la strada per porre fine alla sola logica umana. Ci hai aperto la via che da quel giorno ci sono possibilità di cieli e terra nuova per l’uomo». A conclusione di questa XXXV edizione della via crucis vivente cittadina, il gruppo scout Agesci Venafro 4, attraverso la voce del suo storico Assistente Ecclesiastico, ha lanciato un fortissimo messaggio di speranza e di Resurrezione: «Questa luce è la possibilità della mia/nostra rinascita. Essa non arreca danno alla persona anzi… benefici allo sviluppo dei popoli e nazioni liberando risorse finanziarie da impiegare in maniera più appropriata per la salute, la scuola, le infrastrutture, la cura del territorio. Questa nuova luce entrata con l’uomo nuovo nella storia ci dà di essere illuminati e non restare neutrali, ma… esporci. In te il mio sguardo è limpido e trasfigurato. Quindi anche noi potremo dissetare… dare senso alla vita altrui». Congedando poi la folta platea dei partecipanti convenuti anche dai paesi limitrofi, un quesito audace che ha riportato ancora una volta le persone presenti al nesso tra la via crucis e l’attualità che viviamo nel nostro “hic et nunc”: «Chiediamoci: siamo disponibili a capire la sete degli altri? … e dare senso alla vita altrui? Allora perché una politica che si accontenti di amministrare con rattoppi… o con soluzioni veloci? Che questa rinascita sia per me promozione di progetti condivisi e sostenibili».





