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Pubblicato su Primo Piano Molise 5 Ottobre 2026
Non bastiamo a noi stessi. Il nostro corpo vive di scambi continui senza i quali non si dà vita. Basta pensare al funzionamento delle cellule. L'idea di un'autonomia assoluta è un mito che i dinamismi della vita già nell'ordine naturale concorrono a spezzare. Nella natura sono molteplici le forme che potremmo definire d'altruismo e di cura dell'altro. E tali forme si rivelano essenziali al funzionamento della vita stessa, e alla sopravvivenza della specie. I legami tra gli esseri viventi appaiono come i mattoni su cui si costruisce lo sviluppo della vita anche tra gli animali (A. Vitale, Il Regno n.14/2026).
La cura del corpo non soltanto esige che si guardi a esso come un tutto ma sempre più chiaramente rimanda al contesto, al tessuto di interdipendenze che il corpo stesso attesta e da cui non è possibile prescindere. Il contesto sociale, culturale, economico, ma anche il contesto ambientale. Il corpo rimanda a questo intreccio inscindibile di relazioni fuori di cui esso non è comprensibile e senza di cui non è possibile immaginarne un pieno ed equilibrato sviluppo.
La complessità del corpo pone in tal senso una istanza di progettualità responsabile, la necessità di una visione prospettica. I nostri corpi più di qualunque altra cosa forse e con una non aggirabile immediatezza narrano la necessità di assumersi una responsabilità per la vita che è sempre corresponsabilità. Siamo affidati gli uni agli altri. E siamo parte di una «comunità di destino».
Nessuno può salvarsi da solo. Né possiamo immaginare di salvarci, di salvaguardare e far crescere la qualità della vita degli esseri umani se non salvaguardiamo la vita del creato, se non ci prendiamo cura della terra, delle acque, dell'aria, se lasciamo che a prevalere sia un atteggiamento di rapina e di sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta.
Emmanuel Mounier nella ricchissima e profonda riflessione sulle strutture fondamentali del nostro essere persone si sofferma a lungo su quella che lui chiama «esistenza incorporata», ed è particolarmente significativo quanto afferma a proposito del processo di liberazione che, in quanto siamo corpo, porta con sé necessariamente ciò che è intorno a noi: «La persona si libera liberando. Ed è chiamata a liberare tanto le cose quanto l'umanità». (Il Personalismo, Garzanti Milano 1952)
Il corpo mi appartiene ma non del tutto. Sono il mio corpo ma nell'inestricabile intreccio di tutte le relazioni che lo rendono, mi rendono quello che sono. Arriviamo a noi stessi non nel modo di una perfetta coincidenza che giustifichi una pretesa d'autonomia assoluta.
L'alterità è iscritta nella profondità del nostro essere nella nostra corporeità. Alla sorgente di me stesso non scorgo unicamente me stesso ma la relazione all'altro e ad altri. Non ci apparteniamo fino in fondo e soprattutto non siamo l'inizio di noi stessi.










