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Pubblicato su Primo Piano Molise 27 Aprile 2026
Felicità è donarsi, ed accogliere i doni della vita.
Il dono è il grande fabbricante di felicità: perché senza dono non c'è amore, né dato né ricevuto. E se l'essere umano non ama gli altri, i suoi compagni di avventura nel mondo, nella vita, non può essere felice. Sarà magari ricco, potente, "di successo", ma gli mancherà sempre quella lucentezza nello sguardo, quell'allegra amicizia tra corpo e anima che accompagna la felicità. Che nasce dall'amicizia tra il suo corpo-anima e quello degli altri.
Il cardinale Walter Kasper ricordava che «il voler rendere uguali l'uomo e la donna per ideologia distrugge l'amore erotico» (Introduzione del dibattito al Sinodo su Sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della evangelizzazione, febbraio 2014).
Nel postmoderno, che è succeduto alla modernità e in cui tuttora ci troviamo, non è chiaro il destino del sentimento, che infatti l'essere umano fa sempre più fatica a riconoscere.
Il sentimento, circa il quale non viene più impartita alcuna educazione e istruzione, è diventato una sorta di fantasma inafferrabile, desiderato e continuamente sfuggente.
Nell’impossibilità di riconoscere l’amore, si ripiega sull’esame ossessivo delle zone erogene e sulla classifica delle prestazioni. Dall’amore, di cui non si conosce più il volto, si ripiega così su un sesso di serie, da manuale, tendenzialmente impersonale; visto come una prestazione standard, definita da parametri quantitativi. Il volto dell’altro svanisce, sostituito dalla sagoma.
L’amore si è così gradualmente trasformato da sentimento in un comportamento di consumo tra gli altri, destinato come questi a procurare certe precise e quantitativamente definite soddisfazioni.
Il dono è messo fuori gioco dalla concorrenza e dal mercato.
L’oggetto d’amore, divenuto oggetto di consumo, è fatalmente distrutto dall’ampiezza e velocità delle possibilità di ricambio. La relazione, insomma, non è più un "essere con", risultato dall’incontro tra un Io e un Tu.
Un amore non può essere valutato secondo le categorie economiche della qualità/prezzo, o dell'utilità marginale, cara ai classici economisti utilitaristi.
L'amore non è il prodotto di un investimento, ma l'effetto di un dono, fatto e ricevuto, che ci sposta di colpo oltre la linea dei ragionamenti utilitari, delle valutazioni razionali sul massimo vantaggio, per farci entrare nel mondo delle eterne abbondanze, a cominciare da quella, appunto, dell'amore. Non dobbiamo più calcolare nulla, misurare nulla.
Dobbiamo imparare ad accettare il dono dell'emozione, del sentimento suscitato in noi dall'altro. Sono emozionato/a quando mi chiama. Mi piace. Mi attrae. Mi è simpatico/a. Tutto ciò basta e avanza.
È anche vero che la nudità, il corpo, sono anche, come spesso si è detto, "apparenza". Ma sono apparenza di verità, quella del nostro essere incarnato in un corpo, non apparenze fabbricate artificialmente, come quelle dettate da un comportamento manierato, o dalla pubblicità, o da una negazione intellettualistica dei dati elementari dell'esperienza di vita.
Imparare un'intera enciclopedia, in sé, non mi consentirà di fare un solo passo nella relazione, nell'abbracciare l'altro, nel farmi abbracciare. L'obiettivo del dono è raggiungere l'altro, non dimostrargli qualcosa, o colpirlo per il proprio sapere. Tutto ciò non ci avvicina alla felicità.










