
Salvare l’anima è salvare la persona
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Pubblicato su Primo Piano Molise 30 Marzo 2026
La vita del cristiano non è una vita definita una volta per sempre. Credere non significa avere tutto chiaro e in ordine nella propria vita. Una cosa non deve venire meno: la disponibilità all’agire di Dio, l’atteggiamento interiore che non chiude possibilità, ma apre ponti e strade, innanzitutto interiori, perché il Vangelo della risurrezione porti riconciliazione e pace. Se c’è un atteggiamento da coltivare per vivere bene la Pasqua è proprio quello dell’apertura di cuore e di mente all’azione di Dio.
La risurrezione ci ricorda il primato di Dio su tutte le cose, la sua capacità di prendere l’iniziativa verso la nostra vita, il suo compiere il primo passo, per incontrare l’esistenza delle persone. Le bende afflosciate e il sudario piegato in un luogo a parte rimandano ancora una volta all’atto creativo di Dio. Come la creazione è iniziata dando il giusto posto al cielo, alla terra, alle piante, agli animali, all’umano, così anche nella risurrezione, quel sudario piegato in un luogo a parte sta a indicare che il passaggio di Dio nella vita delle persone non sconvolge, né mette confusione.
Anzi la sua presenza, pur discreta e invisibile agli occhi, può essere rintracciata dall’ordine che lascia dietro di sé. Un ordine iniziale, non certo maniacale, sufficiente per testimoniare che quel luogo è stato abitato da una presenza, come dovrebbe succedere nelle nostre case per far gustare a chi arriva l’accoglienza.
La tomba aperta e vuota da sola non basta. Ci vogliono i testimoni. Ci sono la Maddalena, Pietro e il discepolo amato. Tutti corrono e si mettono in moto in momenti distinti e con velocità diverse. La testimonianza della tomba vuota è affidata a un piccolo gruppo che avrà modo di riferire ad altri quanto visto.
La risurrezione di Gesù non può essere compresa se non nell’esperienza di rapporti fraterni costruiti attorno all’amore per lui e la sua Parola. Le diverse provenienze, età, capacità di comprensione delle cose, prontezza ad affrontare le prove della vita non compromettono la possibilità, grazie al rapporto personale con Gesù, di vivere l’esperienza della risurrezione.
Non poteva certo mancare la presenza della Scrittura che è profetica perché rivela il piano di Dio nella storia umana e si compie nella persona di Gesù, che proprio da risorto, come ricorda Luca (24,44), rimanda ad essa per comprendere in profondità il mistero della sua Pasqua. L’annuncio della risurrezione, come realtà scelta da Dio per i suoi figli non può fare a meno della Scrittura per essere comunicata e celebrata.
Che cosa significa, allora, per noi celebrare oggi la risurrezione? Significa accogliere l’opera di Dio che è imprevedibile e quindi sconcerta sempre. Significa partire per un itinerario nuovo che prevede la ricerca di Qualcuno che è vivo e si fa incontrare per le strade del mondo.
Pasqua non è, dunque, solamente una “memoria”, un “ricordo”, ma un’esperienza che smuove, che mobilita, che obbliga a partire, se ci si vuole veramente imbattere nel Signore che è vivo e ha vinto la morte.









