
Far emergere il desiderio
16 Giugno 2025
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23 Giugno 2025Art. don Salvatore Rinaldi
Pubblicato su Primo Piano Molise 16 Giugno 2025
Il credere o il non credere in un avvenire eterno ha degli importanti effetti sociali: non si vive nello stesso modo se si attende o meno una vita nell'aldilà.
La prospettiva dell'eternità è l'unico criterio che colloca nel giusto valore le cose, gli avvenimenti e le persone che vivono nella fragilità e nella provvisorietà della storia: senza pensiero dell'eternità la vita umana è monca, diventa paurosamente banale ed è esposta al rischio di un uso folle della libertà.
Un giovane mi ha detto che non c'è niente dopo la morte: allora si è buttato sulla vita ed ha cercato, a ogni costo e contro tutti, quello che gli piaceva. Ha distrutto se stesso, è vero. Ma se non c'è niente dopo la morte, cosa sono il bene e il male? Se non c'è niente dopo la morte, perché è proibito uccidere? A chi debbo rendere conto? Perché sacrificarsi per qualcosa, se finisce tutto con la morte?
Questi interrogativi drammatici sottolineano quanto sia importante il pensiero dell'eternità per dare senso alla vita.
L'8 settembre 1971 Paolo VI saggiamente ammoniva: «La valutazione dei valori umani e temporali dipende dell'immortalità dell'anima».
Gesù ha detto: «Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). Qual è questa vittoria? La vittoria completa di Cristo è il paradiso, cioè la nuova umanità. Dio entrerà nei cuori degli uomini come un'onda pacifica di vita, di gioia e di festa senza fine.
Pertanto immaginare il paradiso è impossibile. Tuttavia è possibile intuire qualcosa della gioia del paradiso. Se qualche volta avete vissuto un momento di amore vero e limpido; se qualche volta avete donato qualcosa di voi stessi con sincerità e libertà; se qualche volta avete perdonato con totale umiltà superando ogni influsso di rancore; se qualche volta avete sentito il profumo di pulito che abita nella nostra anima; se qualche volta avete vissuto l'esperienza meravigliosa della preghiera vera o del servizio gratuito al prossimo... voi avete sentito una gioia profonda e particolarissima. Quella gioia era una primizia del paradiso.
Sarà noioso il paradiso? Tutt'altro! Sarà una continua novità, un'infinita gioia nella gioia infinita di Dio.
Sant'Agostino aveva scritto con la sua consueta profondità: «Tutta la gioia non entrerà nei beati, ma tutti i beati entreranno nella gioia». E San Cipriano aveva tentato di immaginare l'inimmaginabile: «La nostra patria non è che il paradiso. Là ci attende un grande numero di nostri cari, ci desiderano i nostri genitori, i nostri fratelli, i figli in festosa e gioconda compagnia, sicuri ormai della propria felicità, ma ancora trepidanti per la nostra salvezza. Vederli, abbracciarli tutti: che gioia comune per loro e per noi!».
Non dimentichiamo, infatti, che finché siamo di qua, non possiamo arrivare a immaginare pienamente l'aldilà; possiamo intravedere attraverso alcune immagini.
Il paradiso non è il punto di arrivo del progresso umano e dell'impegno umano (cosa, evidentemente, lodevole e doverosa!), ma, pur rispettando e inglobando ogni limpido e santo impegno dell'uomo, il paradiso è un dono che viene dall'Alto: l'uomo, infatti, in rapporto con Dio, si muove sempre nello spazio della gratuità e, pertanto, il paradiso sarà l'ultimo regalo dell'infinita fantasia e dell'infinito amore di Dio: sarà un'esplosione di gioia incontenibile, al di là e al di sopra di ogni umano desiderio.
Dio ha dato agli uomini una vera libertà, con la possibilità di scelte e di approdi drammatici.
Però la storia non finisce quaggiù: e qui sta il fatto decisivo, che illumina tutti. Dio, infatti, si riserva il diritto di tirare le somme della vita umana e della storia del mondo in rapporto alle scelte di ciascuno.
L'inferno è fatto da un amore rifiutato. Il dannato, perciò, non è cacciato, separato, rinchiuso nell'inferno, oggetto di tormenti inflittigli chissà da chi. Il dannato si è autoescluso dal trepido amore di Dio che lo ha incalzato lungo la vita terrena e che persiste anche dopo.
Dio non può costringere nessuno ad amarlo. L'inferno è una possibilità della tua libertà.










