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Pubblicato su Primo Piano Molise 29 Dicembre 2025
La libertà è una delle condizioni esistenziali che caratterizza la vita umana in quanto tale. Libertà significa possibilità di scelta consapevole e possibilità di mettere in atto le nostre scelte per giungere agli scopi che ci siamo prefissati. È la capacità di non accettare passivamente gli eventi, essendo noi capaci di mutarli, almeno in parte.
La libertà incide in maniera radicale sulla definizione di quali tipi di persone siamo e vogliamo essere.
Assistiamo a un vero culto della libertà sia dal punto di vista sociale e politico, sia dal punto di vista della vita personale dell'individuo. Tutti vogliono essere liberi, tutti pretendono la libertà come un diritto, mentre si è perduta in parte la consapevolezza che la libertà, spesso, va conquistata, prima di essere pretesa.
La libertà rischia, a volte, di essere confusa con altro da sé, con qualcosa che le somiglia, ma che invece la deturpa, ne offre un'immagine deformata.
La libertà è sana solo quando presenta alcune caratteristiche.
La libertà è assenza di qualunque costrizione. La donna e l’uomo liberi possono vivere come vogliono, facendo le scelte che più loro aggradano e non accettando alcun obbligo da parte di nessuno. Questa definizione, mitigata in parte dall’idea che si può far tutto quel che si vuole finché non arrechiamo danno ad altri, è portatrice di uno dei virus più subdoli per la coscienza personale: l’illusione d’essere liberi in maniera assoluta. Si tratta di illusione, perché tutti noi, donne e uomini, siamo per nostra natura “costretti” a una serie di “obbedienze” insuperabili. Basti pensare che i due momenti decisivi per la nostra vita non li scegliamo noi, né possiamo rifiutarli: siamo stati “costretti” a nascere (nessuno ci ha chiesto un parere a riguardo) e saremo “costretti” a morire (per quanto cerchiamo di rimandare l’istante definitivo).
Noi, donne e uomini, in questo nostro mondo e in questa nostra storia, possiamo sì avere un’esperienza di libertà, ma non mai piena, totale, assoluta. Noi non siamo senza legami, viviamo in una condizione di relazione continua (con gli altri, ma anche con il mondo intorno a noi e, dentro noi stessi, con il nostro corpo e la nostra mente).
«Nessun uomo è un’isola», scriveva un grande poeta, John Donne: Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità.
In un’epoca come la nostra, in cui ci preoccupiamo molto della conservazione della varietà biologica e della preservazione della natura, non possiamo non preoccuparci dell’unico modo non illusorio con cui ci è dato di conservare la nostra libertà personale: uscire da noi stessi per tornare a comprendere che siamo davvero liberi solo quando accettiamo di camminare con gli altri.
La libertà secondo Gesù non è mai fare ciò che si vuole; non è nemmeno fare quel che si vuole senza creare problemi agli altri. Per Gesù non varrebbe nemmeno la regola: la tua libertà finisce dove comincia quella dell’altro. Perché l’altro lo devi amare come ami te stesso e devi volere la libertà dell’altro con la stessa forza con cui pretendi la tua!
Il discorso programmatico di Gesù, annunciato attraverso le Beatitudini è la negazione della distanza tra Dio e uomo e, contemporaneamente, è l’offerta di una medicina per vincere il virus della “libertà a ogni costo”. È un’offerta di giustizia più alta che chiama l’uomo a sollevarsi all’altezza della comunione divina: «Beati i poveri… beati i miti… beati gli operatori di pace… beati quelli che hanno fame e sete di giustizia… beati i puri di cuore… beati quelli sono perseguitati…». Tutto questo è il proclama di una vita liberata perché capace di vincere sulla tentazione di possedere, di dominare, di conquistare, di affamare e assetare, di sporcare, di perseguitare. È una libertà imbevuta d’amore.










