
Maria: prototipo del buon samaritano
26 Maggio 2026
Incontro con gli studenti della classe prima della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Pilla-Testa” di Venafro – “Passa il favore” con la dott.ssa Ruberto e il prof. Capobianco
4 Giugno 2026Progetto dedicato al Prof. Gianni Capobianco, docente UNIMOL.
In memoria della sua Missione Regale
“La gentilezza è una lingua che il sordo può sentire e il cielo può vedere.” - Mark Twain
Il progetto è promosso dall’Associazione “Il GIRASOLE - ODV- Consultorio Familiare” e dalla Diocesi di Isernia – Venafro e si avvale della collaborazione degli Istituti Scolastici “A. Giordano” e “Pilla – Testa” di Venafro e Comuni adiacenti, il Gruppo Scout Agesci Venafro 4, Gruppi Parrocchiali e Oratorio “San Giovanni in Platea”, Prof. Andrea Capobianco, alcuni psicologi dell’Ordine degli Psicologi del Molise, l’Associazione “Stop Bullismo ODV Macchia d’Isernia”, alcune Associazioni di Volontariato operanti sul territorio e la cittadinanza.
Alla sua realizzazione parteciperanno alcuni operatori volontari dell’Ente Promotore e ci si avvarrà anche della gentile collaborazione del Prof. Dott. Andrea Capobianco Commissario Tecnico della Nazionale Femminile di pallacanestro, di psicologi e di altre figure professionali esperte su tematiche attinenti le finalità del progetto.
Ogni Ente o Associazione è libera di conformare modalità di attuazione a seconda dei propri contesti, individuando lo “spazio gentile” che più gli si confà, previa comunicazione all’Ente Promotore del progetto.
PREMESSA
La gentilezza è qualcosa che a volte si dà per scontata.
Essere gentili significa ascoltare, rispettare e mostrare empatia verso gli altri, contribuendo a creare un ambiente di supporto reciproco
Alla base del progetto c’è la riflessione su come sia possibile superare la convinzione che il nostro contributo non possa essere determinante per il raggiungimento di uno scopo più ampio, quindi con l’idea geniale di “passare il favore” si possono realizzare grandi cose!
Il tutto passa attraverso il significato del “Dono”.
Attraverso il “dono” si esprimono sentimenti, si consolidano legami, si stabilisce una relazione interpersonale, cioè si entra in relazione con l’altro. La persona che riceve il dono è tanto importante quanto chi lo fa. Ogni dono porta con sé un messaggio, talvolta esplicito, altre volte sottile e la reazione del ricevente può influenzare significativamente il legame, consolidando la fiducia e l’affetto tra le parti. Questo gesto di accettazione non solo conferma il valore del dono ma anche riconosce e valida l’intenzione di chi lo ha fatto, promuovendo una maggiore intimità e comprensione reciproca.
La cultura oggi dominante ammette quasi sempre la donazione fine a se stessa, cioè la pura filantropia, mentre il concetto più profondo di “dono” rappresenta una scelta metodologica, a volte etica, che cerca di generare un cambiamento positivo mettendo in primo piano il valore della “persona” di per sé unica e irripetibile.
Aver cancellato nel corso dell’ultimo secolo dalla nostra cultura il principio del “dono come gratuità”, avendolo sostituito con il principio della donazione (“munus” che in latino vuol dire regalo), ha determinato molte situazioni anomale i cui effetti hanno determinato sofferenze a livello esistenziale ed anche sociale. Il problema di fondo è che a volte la donazione può offendere la dignità dell’altro.
Lo aveva scritto Seneca già duemila anni fa. In una delle sue lettere a Lucilio, il filosofo romano dice ad un certo punto: “Non c’è odio più funesto di chi ricevendo una donazione non è messo nelle condizioni di reciprocare. Chi ha ricevuto, prima o poi ucciderà il suo benefattore”. Tutte le volte che noi facciamo elemosina, offendiamo la dignità dell’altro, perché colui che riceve, dentro in cuor suo, si sentirà umiliato. Da quanto detto, quindi, la filantropia tende a spaccare la società e a fomentare l’odio sociale, perché colui che riceve, dentro in cuor suo, si sentirà umiliato, viceversa la cultura del dono è rispettosa della dignità di tutti i soggetti coinvolti.
Anche compiere un atto gentile è un “dono”. La gentilezza è un atto intenzionale di ascolto, rispetto e considerazione per l’altra persona, che supera le differenze ed è il vero antidoto verso i soprusi e la violenza.
La gentilezza ha una natura semplice, eppure viene spesso fraintesa: si pensa che gentilezza siano le buone maniere, la cortesia, la pace o l’amore, ma la sua sostanza è ben più profonda. La gentilezza è cura e attenzione verso tutto ciò che ci circonda a trecentosessanta gradi: è il rispetto per gli altri esseri umani e le altre specie, il pianeta che ci ospita e, non per ultimi, noi stessi. Essere gentili migliora profondamente la qualità della nostra vita: riduce l’ansia e lo stress, aumenta l’autostima, ci fa sentire più felici e appagati permettendoci di affrontare con più serenità le difficoltà quotidiane.
Le evidenze suggeriscono che la gentilezza ha una base biologica innata, ma che può essere rafforzata o attenuata dall'educazione e dal contesto sociale. Secondo le Neuroscienze, la gentilezza è legata alla produzione di ossitocina, un neurotrasmettitore che promuove la fiducia e la cooperazione (Rowland, 2018); inoltre studi dimostrano che i bambini mostrano comportamenti altruistici spontanei fin dalla prima infanzia (Rowland, 2018). E’ anche importante l'influenza dell'ambiente sulla plasticità cerebrale: l'educazione e le esperienze di vita modellano la nostra predisposizione alla gentilezza (Wang, 2014). Essa inoltre si è evoluta come strategia per favorire la cooperazione e il benessere delle comunità (Hannush, 2021).
Anche lo sport è uno “spazio gentile” dove deve essere garantita l’inclusione sociale nel pieno rispetto della dignità della persona.
“ … sono convinto che lo sport sia una parte della vita interconnessa con tutte le altre parti e concorra a creare possibilità di miglioramento delle condizioni sociali e del benessere psicofisico individuale.”
“ Lo sport ci fa vivere insieme agli altri e quindi il rispetto sarà un fattore determinante nei comportamenti; le sue regole e la capacità di rispettarle ci daranno la possibilità reale di essere liberi; per giocare dobbiamo avere senso di responsabilità che nella vita si traduce nel senso civico troppe volte trascurato o solamente proclamato” (A. Capobianco)
COME SI ARTICOLA IL PROGETTO
Una sorta di schema piramidale di solidarietà in cui ognuno, nel proprio “spazio” ( spazio gentile) compie qualcosa di gentile verso qualcuno che non ne ha la possibilità in quel momento e, sua volta, chi ha ricevuto il favore compie altri favori per altre persone e così via. È sufficiente fare qualcosa di veramente speciale per qualcuno che aiuti veramente la persona. Potrebbe essere sufficiente un aiuto materiale, un consiglio, qualunque cosa possa agevolare e salvaguardare la persona, insomma qualcosa che quella persona non può fare da sola. Questo atto va poi spiegato alla persona che lo riceve e questa ne deve essere consapevole. La persona che ha ricevuto il "favore" passerà a sua volta il favore ad altre persone. Per ogni giovane coinvolto verrà individuato uno “spazio gentile” dove poter operare per un certo tempo.
Sarete invitati ad assistere alla proiezione cinematografica dal titolo “Un sogno per domani” (di cui vi verrà comunicata la data) attinente il tema, seguito da un momento informativo/formativo con dibattito tra pari e con formatori.
OBIETTIVI
Molte persone sono restie a credere che le cose possano essere migliori, che qualcuno voglia offrire un’opportunità per migliorare la vita di altre persone, per molti tutto questo è solo utopia. Chi non ha paura di mettersi in gioco, chi crede in un progetto e fa del bene a sé e agli altri allora non potrà che abbracciare l'idea di raccontarlo per passare inevitabilmente il favore e arrivare ad un obiettivo. La vera novità consiste nel fatto che perlopiù saranno i giovani a coinvolgere gli adulti e l’azione si allargherà a macchia d’olio in diversi ambienti: famiglia, sfera amicale, ambiente associativo sportivo e di comunità, dove si coltiva un’arte o si trascorre il tempo libero ecc. Chi parteciperà al progetto potrà di sicuro constatare di aver rafforzato la propria autostima, migliorando la capacità di mettersi in relazione de visu e non solo esclusivamente tramite social.
Il progetto, dunque, rappresenta una palestra dove coltivare le proprie capacità relazionali, facendo emergere l’istinto solidale che si manifesta nel principio di solidarietà e che scaturisce dal riconoscimento della sacralità della vita umana e della dignità intrinseca di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale.
FINALITÀ
Le finalità sono quelle di:
- promuovere la cultura del rispetto reciproco e dell'inclusione attraverso la cultura del dono inteso come strumento per migliorare la vita di altre persone;
- promuovere nelle scuole la "pedagogia del dono" che insegna a educare attraverso la generosità, ponendo le fondamenta per le diverse tipologie di comunità connesse con scuola ed extrascuola, centri sociali, tempo libero affinché possano diventare strutturalmente più coese ed accoglienti;
- sviluppare l'intelligenza emotiva, l'empatia e la responsabilità verso sé stessi e gli altri;
- favorire la gentilezza digitale e l'uso consapevole dei social media;
- ridurre i comportamenti aggressivi legati al bullismo, cyberbullismo e violenza di genere;
- migliorare il clima di classe, favorire la collaborazione, educare alla cittadinanza attiva.
DESTINATARI
Nel progetto saranno coinvolti, in primis, le studentesse e gli studenti degli Istituti Scolastici come la Scuola Primaria e la Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado del territorio della città di Venafro e alcuni Comuni adiacenti, il Gruppo Scout Agesci Venafro 4, Gruppi Parrocchiali e Oratorio “San Giovanni in Platea”, alcune Associazioni di Volontariato operanti sul territorio, la cittadinanza.
METODOLOGIA
Tra i primi ad attuare il progetto saranno i giovani delle scuole e le comunità associative.
Si dovrà garantire uno “spazio gentile” sia a scuola che nella comunità.
Per esserlo, un luogo deve garantire:
- salute psicofisica delle persone che lo frequentano;
- stimolare la libera espressione in tutte le sue forme;
- momenti informativi/formativi:
- non venga fatta nessuna discriminazione (genere, religione ecc.);
- considerare lo sport come pratica che coltiva il gioco di squadra, dove si adotta il vero concetto di spirito sportivo in cui la competizione viene disputata con rispetto e valorizzazione dell’avversario;
- rispetto e accoglienza anche verso altre specie animali;
- inclusione di vegetazione, spazi verdi e forme di energia rinnovabile;
- relazioni e contatti trans generazionali;
- dove possibile, utilizzo di materiale riciclato, biodegradabile.
In ogni spazio gentile sarà individuato un referente per la raccolta dati annualmente con verifica finale entro il 13 novembre 2028.
Si accettano proposte dai partner del progetto, previa comunicazione e autorizzazione dell’Ente promotore.
RISULTATI ATTESI
L’obiettivo ambizioso, ma necessario, è quello che la gentilezza, in tutte le sue forme, corrisponda al “futuro di ciascuno e di tutti”. La gentilezza ha una forza trasformativa dirompente che cambia il mondo interiore e quello esteriore. È capace di superare le differenze culturali e di genere, di innescare un circolo virtuoso di benessere e positività.
TEMPO DI DURATA DEL PROGETTO
3 anni (a.s. 2025/2026, 2026/27, 2027/2028).
In ogni spazio gentile sarà individuato un referente per la raccolta dati annualmente con verifica finale 13 novembre 2028.
La realtà è migliore di quel che sembra e le cose belle esistono ancora!
FILASTROCCA DELLA GENTILEZZA
Alessia de Falco e Matteo Princivalle
La gentilezza è contagiosa,
se pianti un seme fiorisce la rosa,
se doni un abbraccio ricevi un sorriso:
il bene torna indietro all’improvviso.
Non siate avari di gentilezza:
vivrete meglio, è una certezza.










